Scheda Azienda Farani - Roma

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V. Dandolo,8
00153 Roma

Tel: 06 5815308 06 5815298

Fax: 06 58345866

I capi della sartoria teatrale Farani sono scolpiti nella nostra memoria cinematografica: la giacchetta di lana di Totò di "Uccellacci e Uccellini", le marsine settecentesche di Donald Sutherland nel "Casanova" e il frac blu di Marcello Mastroianni in "Intervista" di Fellini, gli abiti medioevali di Roberto Benigni e Massimo Troisi in "Non ci resta che piangere".

"Romeo e Giuliettta" e "La bisbetica domata" di Zeffirelli, "I clown" e "Casanova" di Fellini, "I racconti di Canterbury" e "La ricotta" di Pasolini con  "Marie Antoinette" di Sofia Coppola hanno tutti in comune i costumi di scena, capi firmati dalla storica sartoria romana, Farani, che dagli anni Cinquanta in poi ha vestito attori e attrici di pellicole indimenticabili e con loro i sogni di milioni di spettatori in tutto il mondo.

 

La maison e gli abiti di Farani, infatti, sono stati e sono tuttora al servizio di grandi e visionari registi, dal cinema fino ai costumi per gli spettacoli di opera lirica e di prosa.

Più di quaranta anni di attività con favolose realizzazioni sceniche, disegnate da grandi costumisti e artisti come Danilo Donati, Ezio Frigerio, Lele Luzzati.

La storia della sartoria teatrale comincia a Roma negli anni Cinquanta, quando Piero Farani, che ha iniziato la sua carriera come attore radiofonico alla Rai di Torino, scende a Roma in cerca di fortuna. Sulla famosa scalinata di Trinità dei Monti conosce Franco Zeffirelli, Paolo Poli, Giancarlo Cobelli, Gian Maria Volontè e Danilo Donati che si andava affermando come uno dei più interessanti scenografi e costumisti del momento.

Donati che lo porta in una sartoria teatrale, "Anna Mode", all'epoca diretta dalle sorelle Allegri. Farani  in quella sartoria resterà per cinque anni, prima come collaboratore, poi come direttore. Nel '62 inaugura la sua sartoria nella storica sede di viale Mazzini.

Sono gli anni Sessanta: le grandi collaborazioni di Donati con Pasolini, Zeffirelli, Fellini, Lattuada portano molteplici premi e l'Oscar per il "Romeo e Giulietta". I costumi per "Barbarella" compaiono oggi in tutti i libri di storia della moda e del costume.

La maison Farani diventa un luogo di sperimentazione. Farani e Donati insieme stravolgono il concetto stesso di costume con creazioni in libertà totale ed eccitante fantasia, reinventando epoche e mondi. I costumi diventano pittura e scultura: i tessuti si trasformano e vengono accostati a carta, paglia, metallo o conchiglia.

La storica Canzonissima, Studio Uno, con la firma di costumisti del calibro di Coltellacci, Folco, Donati vede coinvolta la sartoria Farani in prima linea, così come negli sceneggiati, come "La vita di Leonardo", con scene e costumi di Ezio Frigerio, che aveva già creato capolavori per Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano. Durante gli anni Settanta la sartoria Farani si sposta sulla prosa e sulla lirica: grazie ai grandi costumisti italiani come Lele Luzzati e Santuzza Calì collabora per i più importanti teatri europei. Agli inizi degli anni Ottanta l'azienda è diretta da Luigi Piccolo: nella nuova sede di via Dandolo lo stesso entusiasmo e lo stesso estro storico si tramanda nelle mani capaci di costumisti di talento come Alessandra Torella.

Un pezzo della storia del cinema, della televisione e del teatro lirico e di prosa sono i costumi creati dalla sartoria teatrale Farani.

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